Fondatori
Portiamo il nome di Figlie della Croce
La Congregazione delle Figlie della Croce è nata in Francia durante un difficile periodo storico, la Rivoluzione francese: tempo di oscurità, disorientamento, odio e terrore, in cui era urgente dedicarsi alla “ricostruzione” dell’uomo per indicargli la sua dignità di figlio di Dio.

Due storie...
Il fondatore, Sant’Andrea Uberto Fournet (1752-1833), dopo una giovinezza spensierata e inconcludente, risponde alla chiamata di Dio e, a 24 anni, viene ordinato sacerdote nella diocesi di Poitiers. Nominato parroco nel 1781 nel suo paese natale, ST PIERRE DE MAILLE, un evento provvidenziale converte radicalmente la sua vita. Provocato dalle parole di un mendicante, che gli rimprovera il suo stile di vita borghese: “Come, non avete denaro? Ma la vostra tavola è coperta d’argenteria...”, riconosce nel povero la presenza di Gesù, distribuisce i suoi beni e si dedica totalmente a Dio e al Vangelo con un amore appassionato. Trasformato, trasforma la sua parrocchia: diverrà il "buon Padre", il "santo curato" di St Pierre de Maillé, infaticabile nella predicazione e nella carità. Ha circa 30 anni.
1789. Con l'avvento della Rivoluzione, rifiuta di firmare la Costituzione civile del clero. Viene così privato della parrocchia, perseguitato, ricercato a morte. Per non mettere a rischio la vita degli amici che lo proteggono, è costretto nel 1792 ad un esilio forzato in Spagna. Viene accolto a LOS ARCOS, nella diocesi di Pamplona. Per cinque anni, non potrà più svolgere in pubblico il suo ministero sacedotale. Condurrà una vita riservata e modesta, dedicandosi alla preghiera e visitando malati e carcerati.
Attende con ansia il ritorno in patria...
Credendo di trovare una Francia pacificata, rientra clandestinamente nel 1797: "Che pazzia! La ghigliottina è sempre in funzione, vi esponete a morte certa”, esclama, vedendolo, un cugino di Poitiers. Ma Andrea risponde: “Colui che mi ha condotto fin qui, saprà bene liberarmi!”. E decide di rimanere a qualunque prezzo.
Diventa ancora una volta un prete fuggiasco, il pastore di un gregge che in molte occasioni gli salva la vita. Vestito come un povero contadino, di nascondiglio in nascondiglio, svolge eroicamente il suo ministero. Andrea Uberto fa di tutto perché Dio, che la Rivoluzione ha tentato di uccidere, nasca di nuovo. Perché la Chiesa rinasca, la fede rinasca, il sacerdozio rinasca. "Se la persecuzione ricominciasse - dirà più avanti - non mi nasconderei più. Con la grazia di Dio aspetterei la morte...".


La fondatrice, Santa Giovanna Elisabetta Bichier des Ages (1773-1838), appartiene ad una famiglia dell'aristocrazia francese, che risiede a Châteaux des Ages, nel comune di LE BLANC. Qui trascorre una fanciullezza piena di gioia e di calore, circondata dall'affetto dei genitori, dei tre fratelli e della servitù. A Poitiers completa gli studi fino a 14 anni. Tornata in famiglia, riceve dalla madre una formazione solida e completa, che la rende una perfetta padrona di casa.
E' amata, corteggiata, desiderata: “Il mio ballo sarà oscuro e brutto, se la signorina Elisabetta non verrà ad illuminarlo e abbellirlo con la sua presenza!”. Ma il cuore di Elisabetta è altrove...
Al castello accoglie con rispetto e generosità i poveri che passano. Appena le è possibile, percorre a cavallo i 4 km che la separano dalla chiesa di St Génitour, dove ha ricevuto il battesimo. Vi rimane a lungo, in adorazione, davanti al tabernacolo. Coltiva il segreto desiderio di consacrarsi a Dio: "So che aveva il progetto di entrare nell’ordine delle Trappiste, ma lo scoppio della Rivoluzione non le permise di realizzare il suo sogno”, rivela una testimone.
1789. Elisabetta ha 16 anni: la sua vita e quella della sua famiglia sono sconvolte. I beni patrimoniali sono confiscati e, nella piazza della città, vengono bruciati i titoli nobiliari. Il padre in breve tempo si ammala e muore; due fratelli si arruolano ma in eserciti opposti. Elisabetta deve anche opporsi risolutamente ai rivoluzionari che le chiedono di rappresentare la Dea Ragione... Rimasta sola con la madre, conosce la miseria e l'umiliazione del carcere a Châteauroux, sotto Robespierre, e deve affrontare un difficile processo. Alla fine, grazie al suo coraggio, riuscirà ad ottenere il riconoscimento dei suoi legittimi diritti.
In questi anni sperimenta la vanità di tutto e impara la sapienza della Croce. Scrive: “Passa la scena di questo mondo… orrida e terribile come è oggi, gioiosa e attraente come era qualche tempo fa e come sarà, forse, domani su questo sangue e su queste rovine... Che importa, non è che un'immagine alla quale non saprei attaccarmi. Prendo sul serio l’impegno del mio Battesimo". Elisabetta prega perché Nostro Signore le indichi la strada...
... un incontro e un progetto!
1797. Nella fattoria dei MARSILLYS, durante una Messa celebrata di notte nella stalla, alla presenza di poveri contadini che si radunano di nascosto per ascoltare la Parola di Dio e ricevere i sacramenti, avviene l'incontro tra Padre Andrea e la giovane Elisabetta, che dirà più tardi: "Sorelle mie, grandi cose sono accadute ai Marsillys! E' veramente la Betlemme della Congregazione”. E Padre Andrea le farà eco dicendo: "Quante messe di mezzanotte ho celebrato ai Marsillys!".
Elisabetta ha 24 anni e si affida completamente alla guida illuminata di questo santo sacerdote. “Io, Giovanna-Elisabetta-Lucia Bichier, mi dedico e mi consacro, oggi e per sempre, a Gesù e a Maria. 5 maggio 1797”, scrive dietro una immagine di Maria Ausiliatrice.
Inizia una collaborazione attiva e feconda. E' urgente risvegliare la fede nel popolo e soccorrere ogni genere di povertà materiale, morale e spirituale.
Elisabetta e sua madre, che hanno lasciato definitivamente il castello, si sono trasferite a BETHINES, in una residenza di campagna chiamata "La Guimetière". I fedeli disertano la chiesa parrocchiale per la presenza di un prete scismatico. Con il suo consenso, Elisabetta li accoglie ogni sera in casa sua, quando tornano dal lavoro nei campi. Insieme pregano e cantano. Durante il giorno raduna i bambini per fare scuola, visita i malati, collabora nelle missioni al popolo. Cerca di riconciliare gli animi… Altre giovani si uniscono a lei per condividere una vita di preghiera e di servizio.
Così “senza saperlo e senza volerlo”, dirà più tardi Suor Elisabetta, prende forma una piccola comunità, dove l'Eucaristia è al centro della giornata, sorgente di molteplici attività apostoliche.
In seguito al Concordato del 1801, Andrea Uberto può finalmente rientrare nella sua parrocchia dopo dieci anni. Per essergli più vicine, le giovani si trasferiscono in una residenza presa in affitto a MOLANTE.
1807. Nel mese di febbraio, le prime cinque compagne - Elisabeth, Marianne, Madeleine, Anne e Véronique - pronunciano i voti religiosi di castità, povertà e obbedienza, aggiungendo la promessa di dedicarsi alla cura dei malati e all'istruzione dei poveri. Prendono il nome di FIGLIE DELLA CROCE.
Con i poveri, le "povere Figlie della Croce" vogliono "ripresentare la vita di Gesù e la semplicità del suo vangelo", ripetendo i gesti e le parole di Gesù: "insegnare e guarire". Scriverà Suor Elisabetta: “Benedico il Signore, perché istruire i poveri e curare i malati è imitare il Maestro stesso!”.
Un giorno, dal cuore di Elisabetta sgorga un grido di speranza e di abbandono:
“Eccoci qui in cinque a Molante, su questa collina, e Abramo era solo, solo con la sua fede in terra di Canaan quando Dio gli disse: “Alza gli occhi al cielo e conta le stelle se puoi. Così io moltiplicherò la tua stirpe”. Se su questa collina la fede sarà grande come in terra di Canaan, perché le Figlie della Croce non si dovrebbero moltiplicare come i figli di Abramo?”.
Tutto è da ricostruire.
Non ci sono opere privilegiate: "occorre abbracciare ogni specie di opera buona”, così stabilisce la prima Regola di vita. E questo si traduce nel primato della evangelizzazione, attraverso il catechismo, l’animazione della preghiera, l'istruzione primaria dei bambini, l’accoglienza di fanciulle orfane, la cura degli ammalati in casa propria e a domicilio, l’attenzione ad ogni povertà... anche la condivisione del lavoro nei campi con le famiglie più povere.
Nel 1811 vengono redatte le prime Costituzioni e nel 1816 il Vescovo di Poitiers dà la sua approvazione.
I due Fondatori, entrambi attratti dalla vita monastica, sono condotti dal progetto misterioso di Dio verso un’intensa attività apostolica. Per questo hanno caratterizzato l’Istituto di una forte dimensione contemplativa, nell'adorazione e intercessione.
Un’altra caratteristica lasciata in eredità è la partecipazione intensa alla vita della Chiesa, portando la preoccupazione evangelica di tutte le vocazioni, che hanno la loro sorgente nel Battesimo.
Fin dagli inizi, si vive un’itineranza missionaria: a due a due, le suore raggiungono i villaggi della regione (la Vienne) e vi rimangono per alcuni giorni, a servizio delle parrocchie.


1820. Le Suore si trasferiscono a La Puye. La comunità, con il passare degli anni, è cresciuta, ha bisogno di nuovi spazi per ospitare le suore, le fanciulle orfane, gli ammalati, i poveri.
Suor Elisabetta è riuscita ad acquistare, non senza grandi difficoltà, un antico priorato fontevrista del XII sec. confiscato e dissacrato durante la Rivoluzione.
Questo ampio e suggestivo monastero, così ricco di memorie, tornerà a vivere come luogo di spiritualità, di preghiera e di carità. Diventa la Casa Madre della Congregazione e lo è tuttora.
Padre Andrea, dopo 40 anni di ministero, lascia la parrocchia per dedicarsi completamente alla formazione spirituale delle suore, collaborando con Suor Elisabetta per accompagnare le nuove e numerose fondazioni.
Avverte un'urgenza per la vitalità della Chiesa: le vocazioni sacerdotali. A La Puye fonda una scuola clericale: sono ben 42 i preti chiamati “i ragazzi del Buon Padre”.
Quando intuisce la chiamata in un giovane, lo affida alle suore perché impari a leggere, a scrivere, a fare i calcoli. Lui stesso gli dà lezioni di latino e, a sue spese, lo manda al Seminario di Poitiers.
Fonda anche una associazione spirituale, i “Preti della Croce”, con una regola di vita sottoscritta da dieci sacerdoti: "Opera grande e bella, scuola di santità sacerdotale" che durerà probabilmente fino alla sua morte, avvenuta nel 1833.
Nel 1829 il Papa Pio VIII indirizza alla Congregazione un Breve Laudativo. Nel 1867 il Papa Pio IX la dichiara Istituto "di diritto pontificio".
Le Figlie della Croce sono chiamate in molte regioni di Francia. Nel 1838, alla morte di Suor Elisabetta, si conteranno già 663 suore in 117 comunità, sparse in 23 diocesi. Le prime fondazioni fuori dai confini francesi avvengono in ITALIA (nel 1851 a Parma e nel 1856 a Roma) e in SPAGNA nel 1859.
Nel 1904 le Suore sono 3100, con 430 case in 37 diocesi. A causa delle drastiche leggi contro le Congregazioni religiose in Francia, avviene una dispersione missionaria "provvidenziale": le Suore partono per il CANADA, l'ARGENTINA e l'UNGHERIA (1904-1920).
Seguono le fondazioni in BELGIO (1911-1980), CINA (1934-1952), URUGUAY (1944), CONGO BELGA (1954-1961), BRASILE (1962), COSTA D'AVORIO (1965), BURKINA FASO (1996), TAILANDIA (2009). Oggi la Congregazione è diffusa in 9 paesi.
La Chiesa proclamerà Santi i due Fondatori: S. Andrea Uberto il 4 giugno 1933 e S. Giovanna Elisabetta il 6 luglio 1947.
"Questa Congregazione è di Dio” - diceva S. Andrea Uberto alla sera della sua vita. Il dono fatto da Dio ai nostri Fondatori non è nostra proprietà, ma nostra eredità. Noi vogliamo accoglierlo e trasmetterlo con una fedeltà viva e illuminata.
Risplenda in noi un po’ di quell’amore straordinario dato ai nostri Fondatori per Dio e per i poveri!
