Italia
30/07/2009
CELEBRAZIONE DI UN EVENTO
1851-2001: le Figlie della Croce da 150 anni a Parma
PARMA: Consiglio Comunale del 12.2.2002
Apre la seduta il Presidente, che ripercorre la storia dei 150 anni della presenza delle Figlie della Croce nella Città e nella provincia di Parma. Segue il discorso commemorativo del Sindaco Ubaldi (alcuni passaggi significativi).
"E' un avvio di seduta sicuramente straordinario quello di oggi. E' l'avvio di seduta per una commemorazione ed un ringraziamento per quello che è stato fatto e per quello che ancora si sta facendo.
150 anni non sono una data breve. L'Istituto nasce a Poiters con un'origine che, in qualche modo, idealmente e spiritualmente si lega a Parma, perché è la terra di S. Ilario, patrono della nostra Città, e si sviluppa qui in una delle fasi più difficili della sua storia. Questa presenza coincide con i decenni forse più difficili: è il periodo post-unitario, la grande crisi, la grande povertà, la grande caduta della città di Parma e, quindi, gran parte della popolazione è abbandonata a se stessa, priva di forme organizzate di assistenza e di educazione.
L'assistenza e l'educazione: due degli elementi fondamentali della vita di una persona. Su questi fronti la Congregazione dà un contributo sicuramente straordinario alla crescita della Città: assistenza verso coloro che non hanno i mezzi minimi per la sopravvivenza ed educazione in un' epoca in cui questa era considerata un lusso. Quindi, una funzione di integrazione sociale, di sviluppo culturale e civile della nostra Comunità in senso pieno.
Questo, che va dalla metà dell' 800 fino ai primi del 900, è stato un periodo straordinario di presenza di movimenti religiosi e laici, durante il quale lo spirito religioso, il soccorso, l'educazione di matrice cattolica si affiancano allo spirito umanistico laico. Vi è una sorta di impegno collettivo, nella consapevolezza che vi è un'emergenza sociale e civile: è l'emergenza dell'uomo, della persona che non può essere abbandonata a se stessa.
Le Figlie della Croce, a differenza di altre istituzioni religiose di matrice prettamente parmigiana, arrivano per chiamata da parte della Duchessa Luisa Maria di Borbone, ma si inseriscono quasi naturalmente nella storia della Città, diventano parte della sua storia. La loro presenza educativa ed assistenziale è entrata nel sentimento comune della città di Parma: parlare delle "Suore di San Carlo" a Parma vuol dire un tutt'uno con il primitivo luogo di accoglienza, di inserimento, ma anche una funzione educativa molto elevata e riconosciuta. Quello che avveniva a Palazzo Sanvitale, che la gente continuava a chiamare "la Scuola di San Carlo", dice tutto su questa identità tra Città e Figlie della Croce.
Ed è per questo che la Città deve essere riconoscente. E' riconoscente perché sa di avere avuto un grande contributo di intelligenza, di disponibilità, che è servito a surrogare in quel momento la carenza dello Stato, la carenza pubblica, perché le azioni di assistenza e di cultura nella società di allora venivano svolte grazie a presenze come queste. Lo Stato verrà dopo, verrà con i meriti e i limiti che tutti gli riconosciamo, ma dopo.
Dicevo che non è solo la rievocazione meritoria di una presenza importante, ma anche il ringraziamento per quello che viene fatto oggi. Dopo i decenni difficili tra la metà dell'800 e la prima parte del 900, Parma si era in un qualche modo illusa di non dover conoscere più certe situazioni: ad esempio persone che non sanno dove andare a dormire, persone che hanno fame, che non sanno dove trovare un lavoro, donne con i figli che non sanno a chi rivolgersi... Sembrava che tutto questo dovesse essere scomparso dal nostro orizzonte. Il progresso della vita civile e delle stesse istituzioni pubbliche, sempre in concomitanza con la presenza di molte iniziative religiose e di volontariato, sembrava aver esaurito queste necessità.
Invece ci accorgiamo, proprio in questo periodo, che alcuni fenomeni, alcune emergenze stanno tornando tra noi. Si tratta di persone che vengono da fuori, ma sono sempre persone, di fronte alle quali c'è l'imperativo morale, l'imperativo etico e civile di dare delle risposte. Rispetto a tale fenomeno, parlo soprattutto dell'immigrazione e delle nuove emergenze sociali, ci siamo trovati all'improvviso impreparati, quasi sguarniti e, faticosamente, le istituzioni pubbliche stanno cercando di rincorrere ntinuità, cioè troviamo ancora chi, legato ad una storia antica, ad una tradizione, ad uno spirito mai abbandonato, è pronto quanto meno ad aiutarci, molto spesso a precederci, a fare quello che noi non riusciamo a fare: l'assistenza, il soccorso, il rifugio, l'educazione.
Le Figlie della Croce, a Parma, stanno facendo ancora questo, stanno aiutando la comunità di Parma a risolvere ancora questi problemi. Situazione completamente diversa ma, per alcuni aspetti, emergenze non completamente dissimili da quelle di un secolo, un secolo e mezzo fa. Ed è per questo che vogliamo ringraziarle, perché abbiamo la consapevolezza che anche come istituzioni pubbliche, per quanto potenti, ricche, strutturate e formate, abbiamo ancora delle debolezze, dei ritardi che solo grazie a collaborazioni, ma molto spesso addirittura a sostituzioni, riusciamo a risolvere.
Ecco perché credo che sia giusto oggi che il Consiglio celebri questi 150 anni e, al tempo stesso, riconosca una presenza che ancora tra di noi costituisce una grande risorsa ed una grande ricchezza per la nostra Città. Grazie ancora, con l'augurio quanto meno per i prossimi 150 anni!".
Gianfranco Zannoni, il Consigliere promotore, aggiunge:
"Anch'io voglio sottolineare la decisione unitaria, che è stata presa da tutto questo Consiglio Comunale, dai capigruppo in modo particolare, per ricordare e esprimere la profonda riconoscenza per la presenza a Parma della Congregazione delle Figlie della Croce.
Cercando di interpretare anche il pensiero di queste Consorelle, credo che questa ricorrenza non possa essere configurata ad una mera commemorazione, ma debba essere considerata un'opportunità per far rivivere un servizio di dedizione, di abnegazione e di vera carità profuso in modo umile e silenzioso.
Mi sia concesso cogliere l'occasione per esprimere, in questa sede istituzionale che rappresenta nella sua globalità la nostra Comunità, il ringraziamento a queste persone , che hanno consacrato per tanti anni la loro vita con fede e con amore a favore dei cittadini, soprattutto i più bisognosi. Vorrei al riguardo ricordare l'attenzione posta nel campo educativo nei confronti delle giovani generazioni, soprattutto di quelle che disponevano di minori risorse economiche e nei periodi di maggiore sofferenza della nostra storia, quali appunto quelli della guerra. Mi riferisco, in modo particolare, alla disponibilità disinteressata per i bambini scampati alla distruzione di Cassino a seguito dei bombardamenti, al cui mantenimento le Suore provvidero completamente anche dopo i luttuosi eventi bellici. Ed a questo proposito non possono essere dimenticate le sette Suore morte sotto le macerie di Palazzo Sanvitale, dopo aver messo in salvo tutti i bambini loro affidati.
E' così che, dai tempi della loro casa in Via Romagnosi a quelli più recenti nel Palazzo Sanvitale, fino ad arrivare ai nostri giorni, la popolazione di Parma ha beneficiato di una concreta, fattiva e perseverante attestazione di generosità, che ha lasciato indubbiamente un segno indelebile nel cuore di tutti coloro che non solo hanno avuto modo di usufruire della loro opera in modo diretto, ma anche in chi l'ha semplicemente conosciuta. La dimostrazione più chiara ed evidente dell'affetto e della riconoscenza lo riscontriamo proprio nel modo in cui la gente comune le ha chiamate e continua a chiamarle, cioè le “Suore di San Carlo", l'Oratorio presso cui era ubicata la loro prima sede. Di lì partì e si diffuse a macchia d'olio la loro opera di servizio disinteressato, mediante il quale condivisero ed alleviarono i problemi, le povertà e le sofferenze dei più deboli. In virtù di tale compartecipazione fu coniata questa terminologia che, nella volontà popolare, intendeva esprimere una familiarità più stretta e un'appartenenza totale alla nostra Comunità.
Pur nella constatazione di un'attuale presenza meno diffusa dal punto di vista numerico, credo si possa e si debba sottolineare l'efficacia di una testimonianza quanto mai forte e viva anche oggi. Tutta la Città, ed in modo particolare la Parrocchia di S. Andrea Apostolo, conosce e rivive oggi ancora lo splendido esempio di Suor Maria Laura la quale, pur di non venir meno al suo impegno di dedizione al prossimo, ha sacrificato la propria vita per questo ideale, sino a suggellare la sua missione con il sangue. Secondo la nota espressione di Tertulliano che dice: "Il sangue è seme di nuovi cristiani", mi auguro che tali esempi possano veramente contribuire a far germogliare, soprattutto nelle giovani generazioni, la fiducia nei valori di solidarietà, di dedizione e di altruismo, di cui oggi la nostra società ha estremamente bisogno.
Auspico perciò che sotto la protezione di Sant’ Ilario, comune patrono della Città e di Poitiers, sede della vostra Casa Madre, possa continuare a scorrere quella linfa vitale che ha rinvigorito per tanti anni la nostra Comunità".
Il Sindaco Ubaldi consegna il riconoscimento:
"Ricordo ancora che le Figlie della Croce furono chiamate a Parma per assistere ed educare i bambini della Ghiaia. Allora, la Ghiaia era un po' il coacervo di tutto: era mercato generale, era punto di incontro, era persino il luogo delle esecuzioni capitali. In Ghiaia succedeva di tutto, e lì si trovava quella varia umanità, quasi quella "corte dei miracoli" che era proprio abbandonata a se stessa. Le Suore sono venute a Parma prima di tutto per questa funzione e per questa attività...
Porgo, a ricordo di questo evento, una riproduzione del sigillo della Città di Parma, oltre che una riproduzione del gonfalone del nostro Comune, proprio come attestato di ringraziamento e di augurio per la vostra attività".
Suor Carolina, Superiora Provinciale, ringrazia:
"Prendo volentieri la parola per dire un grazie sentito per questo momento celebrativo, per questa ricostruzione storica così ampia che abbiamo ascoltato, e per questo gesto che ci fa sentire pienamente accolte nella comunità civile di Parma. Diciamo un grazie vero e accogliamo questo riconoscimento anche a nome di tutte le Figlie della Croce che ci hanno preceduto in questi 150 anni. Grazie, perché sentiamo che è riconosciuto il loro lavoro silenzioso, costante, nel campo dell'educazione, dell'assistenza, nel campo dell' insegnare e guarire, che contraddistingue la nostra Famiglia religiosa.
Ci sentiamo parte, e parte viva, di questa Comunità e all’interno di questa Comunità, proprio con questo spirito di collaborazione, con la semplicità che ci contraddistingue, perché non siamo capaci di grandi cose, ma vogliamo operare semplicemente nel concreto delle nostre giornate, nelle situazioni reali, piccole, che conosciamo. E vogliamo operare efficacemente, sempre in fedeltà allo spirito che ha animato le prime Figlie della Croce 150 anni fa: quello di metterci a servizio dei piccoli, dei poveri, dei deboli, a servizio di ogni uomo, perché sia difesa la dignità dell'uomo come persona e la dignità dell'uomo come figlio di Dio.
E contiamo sulla collaborazione di tutti per proseguire e poter incidere in questa società, ripeto, con la semplicità da cui siamo caratterizzate. Grazie di nuovo a tutti".
