Esercizi Spirituali
01/05/2010
Dalla Regola di vita
La nostra vita di preghiera
Gesù, Figlio Unigenito, si riceve dal Padre. Egli vive in questa dipendenza d’amore, condotto dallo Spirito che dimora in Lui.
La sua relazione costante con il Padre si esprime nella sua preghiera in solitudine, nella sua preghiera in presenza dei suoi, nelle sue parole e nei suoi gesti totalmente conformi a quanto il Padre gli dona di dire e di fare, nella sua supplica dolorosa e nel suo abbandono filiale durante la Passione.
La comunione con il Padre, la docilità allo Spirito conferiscono a Gesù la sua perfezione di Figlio e la sua libertà sovrana.
I nostri Fondatori hanno marcato l’Istituto di una forte dimensione contemplativa. Abitualmente e come naturalmente uniti a Dio, lo raggiungevano attraverso tutto.
L’attenzione alla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito, la comunione con il mistero redentore, una preghiera intensa e prolungata, erano l’anima della loro vita così attiva e feconda.
L’amore di Dio e della Chiesa ha informato e orientato la loro vita interamente donata.
Attraverso l’azione dello Spirito in noi, tutta la nostra vita deve diventare preghiera, attenzione a Dio e adesione alla sua volontà.
Il senso profondo di Dio, della nostra povertà, della nostra dipendenza, ci porta a vivere in uno stato di adorazione e di lode a Dio Trinità, di ascolto e di docilità allo Spirito Santo
Lo stesso Spirito suscita in noi una preghiera piena di fiducia, di semplicità, di amore e di speranza che dà alla nostra vita dinamismo e unità.
Il silenzio, il raccoglimento, una certa austerità e disciplina di vita, sono indispensabili alla preghiera.
(Esprit et Vie 8-10)